La sesta tappa del Cammino di Celestino, da Roccamorice a Serramonacesca, rappresenta il gran finale di un cammino così ricco di storia, spiritualità e natura. Il percorso collega infatti tre luoghi sacri, tutti immersi nella magnifica natura del Parco Nazionale della Maiella. Nell’ordine sono: la Grotta di Sant’Angelo a Lettomanoppello, l’Eremo di Sant’Onofrio a Serramonacesca e l’Abbazia di San Liberatore a Maiella.

La tappa non presenta difficoltà. Tuttavia in estate l’esposizione al sole per gran parte del percorso e il caldo dei valloni suggeriscono di partire il mattino presto.

E anche in quest’ultima tappa, i panorami non deludono. Presenza costante sono le capanne di pietra a secco, le tipiche costruzioni a forma di tholos usate un tempo da pastori e contadini sulla Maiella settentrionale. Alcune sono ben conservate, altre meno.

Capanna di pietra a secco
Capanna di pietra a secco

Nel primo tratto le prime capanne sbucano tra il giallo brillante dei giganteschi cespugli delle ginestre. Mentre, sulla piana di Lettomanoppello, arsa dal sole già a inizio estate, capanne e recinti di pietra degli antichi stazzi sembrano trarre sollievo dalla calura guardando il mare. 

Infine, nell’ultimo tratto il sentiero si snoda nel bosco di pini, dove il caldo esalta il profumo aromatico della macchia mediterranea. 

Insomma il Cammino di Celestino non annoia mai. E sorprende pellegrini e camminatori fino all’ultimo passo.

Informazioni utili

Mangiare

Ristorante Carletti – Nonna Ida (contrada San Liberatore a Maiella, 5): è nascosto nel verde del bosco, proprio sopra l’Abbazia di San Liberatore a Maiella. Servono pizze e piatti a base di carne ed è un’ottima soluzione per gustare la cucina abruzzese senza allontanarsi dal cammino.

Ristorante Pizzeria Borgo Nuovo (via Vignadonica): scendendo dalla strada asfaltata, si trova all’inizio dell’abitato di Serramonacesca. Il locale è nuovo e la cucina è tradizionale, ma allo stesso tempo raffinata.

Dormire

Se intendete fermarvi a Serramonacesca per una o più notti, avete tre possibilità: 

Antica Casa del Segretario (Piazza del Popolo, 8, a circa 2 km dall’abbazia di San Liberatore a Maiella), un’intera casa signorile nel cuore del centro storico di Serramonacesca, ideale per famiglie o gruppi.

Kokopelli Camping (Contrada Garifoli, 7, a circa 3,5 km dall’abbazia di San Liberatore a Maiella), un bel campeggio attrezzato che dispone di alcune stanze. Se state cercando un posto per rilassarvi qualche giorno dopo la fatica del cammino, questo è il posto ideale.

Casa Majella (Via dei Monaci, 2, a circa 4 km dall’abbazia di San Liberatore a Maiella) è un’intera villa che sorge tra gli orti di ulivi di Serramonacesca. Anche in questo caso è l’ideale per famiglie e gruppi che vogliono prendersi qualche giorno di relax dopo il cammino.

I timbri e il Testimonium del Cammino di Celestino

Potete richiedere gli ultimi timbri che mancano sulla vostra credenziale e il Testimonium al personale del Punto Informativo del Parco Nazionale della Maiella all’interno del giardino dell’Abbazia di San Liberatore a Maiella. Il punto è aperto tutti giorni durante l’estate e fino a metà settembre. Se fate il Cammino durante la bassa stagione, consiglio di prendere accordi con il personale del Parco all’Abbazia Morronese di Sulmona.

Il percorso della sesta tappa del Cammino di Celestino

  • Località di partenza: Località Macchie di Coco a Roccamorice
  • Località di arrivo: Abbazia di San Liberatore a Maiella a Serramonacesca
  • Dislivello in salita: 540 metri
  • Dislivello in discesa: 998 metri
  • Lunghezza del percorso: 15,1 km
  • Segnaletica: simbolo del Cammino di Celestino e segnavia bianco-rosso
  • Punti d’acqua: Roccamorice, Fonte Pirella, Fonte Pistola, Area picnic monumento dell’Alpino, Eremo di Sant’Onofrio a Serramonacesca
  • Traccia: da scaricare dal sito del Parco Nazionale della Maiella
Schema altimetrico della sesta tappa del Cammino di Celestino
Schema altimetrico della sesta tappa del Cammino di Celestino

Sesta tappa del Cammino di Celestino: da Macchie di Coco a Grotta Sant’Angelo

I primi 3 chilometri della tappa si sviluppano su asfalto. Da Macchie di Coco si prende a sinistra la strada provinciale 22 e al primo incrocio, davanti al ristoro Ai 4 sentieri, si taglia a destra. Si segue dunque la strada e, superato sulla destra il campeggio Dimore Montane, dopo un’ampia curva a destra, le indicazioni segnalano l’inizio del sentiero S. Si risale così il Colle Acquafredda e si sbuca nuovamente sulla strada asfaltata.

Ancora qualche centinaio di metri su asfalto, e si prende lo sterrato, sempre sulla destra. Questa è il Viale delle Panchine, che prende il nome dalle panche donate da un abitante della zona e posizionate lungo il sentiero. Escursionisti e pellegrini possono così sedere e godere del panorama sulla Val Pescara e il mare Adriatico. All’inizio del viale, poco dopo un’abitazione, si trova un fontanile. Se avete bisogno di acqua, approfittatene. 

Ma a una cosa dovete fare attenzione. Dall’abitazione vicino al fontanile due cani simpaticissimi, Paco e Laris, sono soliti uscire dal cancello e seguire gli escursionisti. Nel caso vi dovesse capitare, vi consiglio di avvicinarli e telefonare subito al numero che trovate sul loro collare. Se non lo fare i latitanti verranno con voi fino a Serramonacesca e il proprietario si dovrà poi fare un viaggio fino a Serramonacesca per recuperare i due fuggitivi. 

Ma torniamo al percorso. Dal Viale delle Panchine, le indicazioni portano sul sentiero a sinistra. Così, tra cespugli di ginestre e capanne di pietra a secco, si scende gradualmente verso il fosso di Sant’Angelo. Attraversato il fosso, un cartello in legno avvisa che mancano 5 minuti di cammino per raggiungere la Grotta di Sant’Angelo a Lettomanoppello.

Sesta tappa del Cammino di Celestino: da Grotta Sant’Angelo a San Liberatore a Maiella

Dalla grotta di Sant’Angelo a Lettomanoppello si torna al fosso e si riprende il cammino sul sentiero a destra. Una bella salita tra le ginestre conduce sulla strada asfaltata e, dopo qualche minuto, a Fonte Pirella. Qui potete concedervi una breve sosta e riempire le borracce.

Si prosegue dunque sulla strada asfaltata fino a quando, in coincidenza di un tornante, la statua di un lupo segna l’inizio dello sterrato. Si attraversano così gli ampi pascoli punteggiati dalle tipiche capanne di pietra a secco. Qui non è raro incontrare greggi al pascolo. In questo caso, mantenete le dovute distanze (qualche centinaio di metri), perché i cani da pastore non vedono di buon occhio gli estranei.

Lungo questo tratto si incontrano alcuni fontanili, ma di rado hanno acqua corrente, quindi non fateci conto. 

Attraversati i prati delle capanne di pietra a secco, si arriva a un’area picnic nei pressi di un monumento agli Alpini. Inizia così il sentiero in discesa, che si snoda all’ombra di pini e tra gli arbusti della macchia mediterranea. E dopo un mezzoretta ecco davanti a voi l’Eremo di Sant’Onofrio a Serramonacesca. Poco prima dell’eremo c’è una piccola sorgente.

L’ultimo tratto della tappa, sempre sul sentiero S, si svolge in discesa del bosco. Nell’ultimo tratto dovrete attraversare un torrente, prestando attenzione, poiché il ponte in legno è ora crollato. Nei pressi del rudere di una casa, un grande albero monumentale annuncia che l’abbazia di San Liberatore a Maiella è ormai vicino. E infatti dopo qualche decina di minuti, inizia a comparire la maestosa torre campanaria dell’abbazia.

E in una mezz’oretta di cammino, eccovi arrivati alla fine del Cammino di Celestino, felici e tristi allo stesso tempo, come sempre accade quando si finisce un cammino.

Sesta tappa del Cammino di Celestino: cosa vedere

Grotta di Sant'Angelo a Lettomappello
Grotta di Sant’Angelo a Lettomappello

Grotta Sant’Angelo a Lettomanoppello

Alla base della parete meridionale della forra che piomba nel Fosso di Sant’Angelo, nascosta dalla folta vegetazione, si apre una grande grotta. È un androne di 22 metri d’altezza, diviso al centro da uno sperone di roccia che crea due grandi nicchie. Quella di destra è attraversata per tutta la sua larghezza da uno zoccolo di roccia. Sopra lo zoccolo, un capitello sorregge la statua dell’Arcangelo Michele. O meglio una copia della statua, perché l’originale è oggi conservato presso il Museo delle Genti d’Abruzzo a Pescara. Alla base della nicchia, sotto la statua, sorge un piccolo altare rudimentale.

Un piccolo recinto di pietra bianca e tracce di pavimentazione ai piedi dello sperone di roccia suggerisco la presenza di un’antica chiesa, probabilmente dedicata all’Arcangelo Michele.

Non stupisce il culto dell’Arcangelo Michele in luoghi come questi. Infatti il mondo dei pastori da sempre gli è devoto. E in Abruzzo non sono rare chiesette rupestri dedicate all’arcangelo. Spesso si tratta di antichi luoghi di culto dedicati a divinità pagane, ubicati il più delle volte nei pressi di sorgenti. E la presenza della sorgente, Fonte del Garzillo, all’interno del fosso, a pochi metri dalla grotta, non esclude che in un passato molto lontano la grotta fosse un luogo di culto precristiano.

Eremo di Sant’Onofrio a Serramonacesca

È l’ultimo degli eremi celestiniani che si incontrano lungo il Cammino di Celestino. Si tratta di un piccolo complesso disposto su due piani: nella parte inferiore si trovano alcuni locali, probabilmente antichi magazzini, nella parte superiore la chiesa e alcune stanze. Due porticine ai lati dell’altare introducono nella Grotta di Sant’Onofrio. Sulla sinistra della grotta, si trova la Culla di Sant’Onofrio, dove i fedeli usano coricarsi per alleviare dolori alle ossa e alle articolazioni. Per saperne di più, vi consiglio di leggere l’articolo dedicato all’eremo di Sant’Onofrio a Serramonacesca. Ci trovate anche la descrizione per visitare l’eremo con una breve escursione adatta a tutti.

Abbazia di San Liberatore a Maiella

L’abbazia di San Liberatore a Maiella rappresenta il degno punto di arrivo di un cammino che sin dal primo passo immerge il pellegrino nell’arte e nella storia.

E infatti l’abbazia è uno dei più importanti monumenti dell’arte medievale in Abruzzo, nonché monumento nazionale dal 1902. Antichissime le sue origini. Qualcuno nel Medioevo ha attribuito la sua costruzione addirittura a Carlo Magno. Quel che è certo è che il complesso monastico, legato alla regola di San Benedetto, nel IX secolo già esisteva. Ed era molto potente. 

Oggi dell’antico complesso rimane la chiesa, splendido esempio di architettura medievale. La sobria facciata in pietra bianca della Maiella è alleggerita dalle lesene che accentuano la verticalità della struttura ed è ingentilita dalli decorazioni floreali dei portali. Mentre l’imponenza della torre campanaria a pianta squadrata è ingentilita dall’apertura di monofore, bifore e trifore con capitelli decorati e archetti pensili. L’interno custodisce il bellissimo pavimento multicolore a motivi geometrici e un meraviglioso pulpito con bassorilievi ispirati ai bestiari medievali. Purtroppo i lunghi anni di abbandono hanno pesantemente danneggiato i cicli più antichi di affreschi.

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