La terza tappa del Cammino di Celestino porta da Caramanico Terme a Decontra di Caramanico. Ed è, secondo me, la tappa più piacevole dell’intero cammino. Infatti, il percorso si sviluppa interamente all’interno del canyon della Valle dell’Orfento. La vegetazione rigogliosa, i salti di roccia e i giochi d’acqua del fiume creano scorci da fiaba. Mentre la presenza costante del fiume e l’ombra della faggeta garantiscono un po’ di fresco anche nelle giornate più calde.

Ricordate che la Valle dell’Orfento è Riserva Naturale Integrale, per cui il giorno prima dovrete registrarvi presso il Centro Visita di Caramanico Terme.

Punto di interesse è l’Eremo di Sant’Onofrio all’Orfento. O meglio, quel che ne rimane. Nonostante la struttura sia pesantemente danneggiata, conserva comunque una forte carica di spiritualità.

A differenza della tappa precedente, in questa il percorso è ben segnalato. Impossibile perdersi. Tuttavia lungo la tappa non ci sono ristori. E nemmeno punti d’acqua, a meno che non vogliate bere l’acqua del fiume, ma lo sconsiglio. Quindi vi dovete portare tutto il cibo e l’acqua di cui avrete bisogno.

Informazioni utili

Decontra di Caramanico

Dormire e mangiare: l’unico servizio è l’agriturismo Pietrantica, una bellissima struttura dove la signora Marisa, custode delle tradizioni culinarie del territorio, accoglie gli ospiti con la proverbiale gentilezza abruzzese. A Decontra non ci sono bar, ristoranti o negozi di alimentari. Quindi, quando prenotate, vi consiglio di chiedere il pranzo al sacco per la tappa del giorno dopo. Presso l’agriturismo sono anche disponibili i timbri del Cammino di Celestino.

Il percorso della terza tappa del Cammino di Celestino

  • Località di partenza: Caramanico Terme
  • Località di arrivo: Decontra di Caramanico
  • Dislivello in salita: 840 metri
  • Dislivello in discesa: 630 metri
  • Lunghezza del percorso: 16,7 km
  • Segnaletica: simbolo del Cammino di Celestino e segnavia bianco-rosso
  • Punti d’acqua: no
  • Traccia: da scaricare dal Sito del Parco Nazionale della Maiella
Schema altimetrico della terza tappa del Cammino di Celestino
Schema altimetrico della terza tappa del Cammino di Celestino

Terza tappa del Cammino di Celestino: da Caramanico Terme al Ponte della Pietra

La terza tappa del Cammino di Celestino comincia dal Ponte di Caramanico, a circa un chilometro dal centro storico, lungo la strada statale 487. Qui è ben visibile l’inizio del sentiero S, punto d’accesso alla Valle dell’Orfento. Si scendono dunque i gradini e ci si trova nella forra dell’Orfento, uno dei luoghi in assoluto più affascinanti delle montagne abruzzesi. Qui la vegetazione lussureggiante, le pareti rocciose, il fiume e i vari ponticelli in legno creano un ambiente da favola.

Superato l’antico ponte in pietra di San Cataldo, il sentiero prosegue con dolci saliscendi, sempre costeggiando la destra orografica del fiume Orfento. 

Dopo circa due ore, arrivate al ponte di San Benedetto. Attraversatelo e prendete il sentiero B2. Ora vi trovate a camminare in leggera salita lungo la sinistra orografica del fiume, all’ombra della bellissima faggeta. Lungo questo tratto si trova la parte più difficile della tappa: la cengia di Piscia Giumenta. Si tratta di un passaggio esposto, attrezzato con un cavo in acciaio. Ma tranquilli, non servono capacità alpinistiche. Superata la cengia il cammino prosegue – in salita, ma senza difficoltà – fino al Ponte della Pietra

Terza tappa del Cammino di Celestino: dal Ponte della Pietra a Decontra

Si attraversa dunque il ponte e ci si immette nuovamente sul sentiero S, che prima sale ripido per qualche centinaio metri per poi iniziare la discesa. Dopo circa venti minuti di cammino, un paletto in legno indica sulla destra la deviazione di cinque minuti per l’Eremo di Sant’Onofrio all’Orfento. Qui una breve sosta è d’obbligo.

Visitato l’eremo, si torna sul Sentiero S e si prosegue il cammino. In circa due ore si arriva al bivio, ben segnalato, per Decontra. Questo ultimo tratto in ripida salita, ma ricco di scorci panoramici, porta finalmente al termine della tappa.

Terza tappa del Cammino di Celestino: cosa vedere

Gole nella Riserva Naturale Valle dell'Orfento
Gole nella Riserva Naturale Valle dell’Orfento

Valle dell’Orfento

È un lungo canyon scavato nei millenni dal fiume Orfento, che tuttora scorre al suo interno durante tutto l’arco dell’anno. E proprio la presenza costante del fiume ha permesso lo sviluppo di quella vegetazione lussureggiante, che crea questi scorci fiabeschi tanto amati da turisti ed escursionisti. Ma non solo. All’interno della valle vivono specie rare, sia vegetali che animali. Come la Pinuncula fiorii, una piccola pianta carnivora endemica dell’Abruzzo. O come il Merlo acquaiolo e il Falco Pellegrino. Insomma la Valle dell’Orfento custodisce un patrimonio naturalistico di grande valore. E per proteggere tutta questa ricchezza nel 1971 tutta l’area è stata dichiarata Riserva Naturale Statale gestita dal Corpo Forestale dello Stato (ora “Carabinieri Forestali”).

Nel corso del tempo le misure di tutela sono divenute sempre più restrittive. Ora la Valle dell’Orfento è considerata Riserva Integrale di tipo “A”. Ciò significa che l’area è sottoposta al massimo livello di tutela. È questo il motivo per cui è obbligatoria le registrazione presso il Centro Visita Valle dell’Orfento per accedervi nella terza e quarta tappa del Cammino di Celestino. Ed è anche il motivo per cui è vietata l’introduzione di animali.

Eremo di Sant’Onofrio all’Orfento

Il punto di maggior interesse della terza del Cammino di Celestino è l’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone. Anzi, più esattamente, quel che ne rimane. E da quel che ne rimane è facile intuire come doveva essere originariamente la struttura: una chiesetta rupestre, in parte scavata nella roccia e in parte in muratura. Sulla parete d’ingresso si intravedono tracce di affresco e un piccolo campanile a vela.

Anche se si trova proprio sotto l’eremo di San Giovanni all’Orfento, non ci sono testimonianze del passaggio di Pietro da Morrone. In realtà di questo eremo si sa molto poco. Forse la sua costruzione risale a un’epoca successiva rispetto agli eremi celestiniani. Quello che però è certo è che già a metà dell’Ottocento la struttura versava in rovina. Vecchie storie raccontano che la chiesetta rupestre sia stata abbattuta da un boscaiolo per consentire il passaggio dei muli con i carichi di legname.

Tuttavia il luogo conserva ancora una particolare carica di spiritualità. E lo dimostra il fatto che chi ci arriva è solito ortare foto di famigliari e oggetti religiosi a mo’ di ex voto e lasciare croci costruite con rametti trovati lungo il sentiero.

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